Linee guida (per i genitori)

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Prendendo esempio da riflessioni riportate da Bedini, Curto e Skarzynska-Sernaglia (2017) e successivamente da Bedini e Volpato (in progress), abbiamo deciso di riportare alcune linee guida per fare in modo che i genitori possano aiutare i ragazzi a non cadere nei rischi del Web, in particolare nel cyberbullismo (agito e subito) e nell’uso eccessivo della Rete. Abbiamo deciso, per comodità, di dividerlo in tre aree: sapere, strategie e la cura della relazione

Sapere

  • Imparare come funzionano: non possiamo parlare di social network, chat, Internet, se non sappiamo di cosa stiamo parlando. E’ opportuno che soprattutto i genitori capiscano i rischi e le opportunità dei vari strumenti, così da essere più competenti e utili nella guida dei propri figli.
  • Abitare la Rete in modo responsabile: i genitori e le figure di riferimento devono dare il buon esempio ai ragazzi, conoscendo quindi i rischi e le buone prassi dei social network (ad esempio, evitare di pubblicare foto dei propri figli piccoli, mettere in atto comportamenti offensivi, ecc.).
  • Confrontarsi con altri genitori: questo è molto importante perchè molto spesso gli adulti non sono molto pratici di questo mondo, molto meno dei loro figli. Chiedere ad altri genitori, informarsi su come hanno imparato, cosa sanno, come aiutano i loro figli può essere un aiuto molto utile.

Strategie

  • Non vietare l’uso del Web ai ragazzi, ma negoziare il suo utilizzo: proibirlo potrebbe voler dire isolarlo dal gruppo dei pari e al giorno d’oggi è più difficile fare la maggior parte delle attività senza Internet. E’ più utile concordare orari e modalità di utilizzo (es. non usarlo durante i compiti o eventi sociali importanti, spegnerlo all’ora di andare a dormire e non chattare di notte, ecc.).
  • Accompagnare i più giovani nell’uso della Rete: oramai l’approccio al Web avviene in età sempre più precoce, giusto o sbagliato che sia. Vale la pena insegnare loro come si usa, per quanto tempo e soprattutto come ci si comporta. Può essere utile stare accanto a loro nel momento in cui si avvicinano a questo mondo e insegnare a cosa stare attenti e cosa non si deve fare.
  • Stimolare una adeguata vita sociale offline: incoraggiare i ragazzi a uscire, fare sport, parlare con i pari. Lo troveranno più difficile che chattare e proprio per questo è più importante che imparino a farlo.
  • Coltivare lo scambio con insegnanti, personale scolastico, allenatori e altre figure di riferimento: solitamente sono le prime persone che si accorgono che qualcosa non va e possono essere una fonte utile di informazioni e di ulteriori linee guida. Come sempre, il lavoro è più facile se viene fatto in collaborazione con una piccola rete.

La cura della relazione

  • Prestare attenzione ad alcuni indicatori dei ragazzi: rendimento scolastico, malesseri, vita sociale, umore, ecc. La vita dei ragazzi si svolge prevalentemente a scuola e in Internet, quindi questi indicatori possono mettere in luce che qualcosa non va in uno di questi ambiti. Ad esempio, se il/la ragazzo/a esce poco può essere che sia successo qualcosa con gli amici o che subisca delle offese in Internet. Anche i voti a scuola possono essere un valido segnale se qualcosa non va o se il figlio è distratto, poco presente, e via dicendo.
  • Prendersi del tempo per parlare con i ragazzi: può essere fondamentale confrontarsi con loro, facendo domande vaghe e aperte, non giudicanti, senza forzare e senza stimolare vergogna. e’ importante ricordare che difficilmente i ragazzi si confidano se qualcosa non va in Internet, perchè hanno paura che i genitori gli tolgano l’accesso alla Rete. è quindi importante non demonizzare lo strumento, ma accompagnare i ragazzi dando loro fiducia e rassicurazione. Il problema non è Internet, ma può esserlo quello che si fa o che si subisce al suo interno.
  • Insegnare ai ragazzi a comprendere e manifestare le emozioni: soprattutto in adolescenza, il mondo delle emozioni è molto complesso e molto variegato. I social network possono essere molto utili per i ragazzi, ma sono molto anaffettivi e privi di emozione. Anche le chat sono prive di indicatori non verbali e quindi emotivi (Bedini, Curto e Skarzynska-Sernaglia, 2013; Gamba, 2006); non aiutano nell’espressione delle emozioni e non insegnano a comprenderle, proprio perché non forniscono n feedback delle proprie azioni. Siccome questo aspetto può essere alla base di comportamenti poco funzionali del Web (Flaming, cyberbullismo, …), è doppiamente opportuno affrontarlo, ragionarci e insegnare ai ragazzi (ma non solo) come aggiungere emozioni in un mondo che spesso emozioni non ne ha.

Bibliografia

Bedini, E., Curto, E., Skarzynska-Sernaglia, J. (2017). Adolescenti e social network. Intervento presentato all’ente di formazione IRIGEM di Rosà (VI) il 03/05/2017.

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