Una terapia del cyberbullismo?

 

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Come si può pensare a una psicoterapia per vittime del cyberbullismo? Esso infatti è un fenomeno talmente recente e in rapido movimento che è difficile pensare a un modello di intervento unitario.

In realtà, raramente l’approccio terapeutico si muove lungo linee guida fisse e tracciate, in quanto per un professionista della salute mentale al centro dell’operato c’è il singolo paziente e la sua storia personale! Non vi è quindi una griglia di domande, interventi, tantomeno consigli, che possano necessariamente andare bene per due persone diverse.

In questo senso, possiamo immaginare la terapia al cyberbullismo come un percorso con qualche segnale di tracciato, ma che vada poi ad autoregolarsi a seconda della persona che si ha davanti. Prima di tutto, è opportuno sottolineare che l’intervento può essere utile sia alla vittima che al bullo! Questo perchè, in primo luogo, anche l’azione del carnefice può nascondere un disagio che può essere affrontato ed elaborato; in secondo luogo, l’azione mirata a entrambi gli individui in gioco può portare a una risoluzione più rapida ed efficace della relazione violenta tra bullo e vittima.

Possiamo immaginare, in linea generale, che l’intervento possa articolarsi secondo alcune azioni chiave:

  1. Anamnesi: conoscenza della persona che viene in terapia, raccolta della sua storia e del suo punto di vista su di essa, formazione dell’alleanza e del rapporto di fiducia tra lui e il terapeuta, chiarificazione su come funzionerà il percorso terapeutico.
  2. Elaborazione della storia: raccolta della storia nei dettagli, costruzione di più possibilità e di più punti di vista.
  3. Approfondimento delle possibilità di intervento, sia a livello legale sia di altre figure che possono aiutare la persona (es. avvocati, corsi di auto mutuo aiuto, polizia postale, ecc).
  4. Elaborazione delle emozioni: molto spesso, quando vi è di mezzo il Web e le nuove tecnologie, vi è una scarsità di emozioni esperite e verbalizzate, in particolare nel caso degli adolescenti. Un lavoro sull’empatia, l’esternalizzazione e la comprensione delle proprie emozioni può aiutare a vivere con più pienezza un mndo interiore che raramente in Internet trova spazio.
  5. Miglioramento delle capacità relazionali, sia per il bullo che per la vittima: la capacità di comunicare ed esternalizzare, soprattutto al di fuori della Rete, è fondamentale, anche per essere in grado di gestire altre situazioni violente che potrebbero verificarsi.

In sintesi, un percorso di psicoterapia può essere molto utile, quando si ha a che fare con esperienze legate alle nuove tecnologie ai social network, che nonostante le enormi potenzialità portano inevitabilmente con sè anche nuovi, importanti rischi e pericoli.

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